BIOGRAFIA


Ilaria Finetti nasce a Siena e frequenta l’Istituto d’Arte, diplomandosi in pittura. Da subito presenta un amore ed una predisposizione verso la tecnica dell’acquerello.
La sua passione per l’illustrazione la porta poi a frequentare la Scuola Internazionale D’Illustrazione di Sarmede, dove ha la possibilità di perfezionarsi con il maestro Arcadio Lobato.
La sua formazione pittorica la conduce verso una ricerca che fonde il linguaggio poetico dell’illustrazione per l’infanzia con un codice più astratto e surreale, fatto di grandi campiture, di forme organiche, di figure oniriche e fluttuanti che galleggiano tra le trasparenze dell’acquerello, evocando mondi fantastici e visionari.
La sua arte prende ispirazione dal mondo della natura, dal microcosmo, dalla biologia.
Tema ricorrente nelle sue opere è la fecondità, il processo di creazione della vita e l’intrinseco legame con l’acqua, centro di questo ingranaggio.

 

Solo exhibitions

2018 Ilaria in Waterland, Etoile Toy, Florence Dance Center, Firenze.

2017 Intermondo, Libreria Mondadori, Siena.

2017 Tra materia e visione, Bruscello concept store, Siena.

2016 Arte e Scuola, Biblioteca Comunale, Monteriggioni.

2015 IncontrArti, Creartsi, personale+live ART Performance, Siena.

2015 Parvenze, Biblioteca Comunale, Monteriggioni.

2017-2016-2015 Permanente presso Divinorum Winebar, piazza della Cisterna, San Gimignano.

2015  Silente è il mio colore, Caffè Il Palio, Piazza del Campo, Siena

 

Group exhibitions

2018 Paratissima14, Feeling Different, Caserma La Marmora, Torino.

2018 Lux Art Gallery, Trieste

2018 Donne ordinarie diversamente lucide, Hotel Minerva, Siena.

2018 Fragile III, Handle with care, Museo teatro della Commenda di Prendere, Genova, Artisti Italiani.

2018 Open way, Lokarjeva galleria, Aidovscina, Slovenia.

2017 Replay / Il vizio dell’errore, Artisti Italiani, Sala Messina, Giarre.

2017 Saloni regionali 2017, Associazione culturale Il Sestante, Villa Prinz, Trieste.

2017 Tra lucidità e follia, Galleria Zero Uno, Barletta.

2017 Fiera Arte Mercato, Museo Magmma, Villacidro.

2017 FilosoFestival Puccini, Teatro Puccini Firenze.

2017 Arte su carta, Simultanea spazi d’Arte, Firenze.

2017 World Wide Art Show, Chelsea, Caleum Gallery, New York.

2017 Impronte, Galleria AccorsiArte, Palazzo Priuli Bon, Venezia.

2017 Sguardi contemporanei, Galleria Rossocinabro, Roma

2017 E allora!,  Galleria Zero Uno, Barletta

2017 Impronte, Galleria AccorsiArte, Venezia.

2016 Proprio qui,  Galleria Zero Uno, Barletta.

2016 Flyer Art Gallery, Roma.

 

Prize

2017 Segnalata dalla giuria al premio Combat Prize.

2017 Selezionata al Premio Internazionale Marchionni.

2016  Novara Art Prize 2016, mostra collettiva presso Centro la Riseria, Novara.

2016 Concorso Internazionale Pittura grafica e acquerello Metropoli di Torino,  mostra collettiva presso mausoleo della Bela Rosin, Torino.

2016 Premio Zambelli, mostra collettiva presso Centro di cultura e arte contemporanea Torre Strozzi – Perugia.

2015  Menzione di merito al premio Roberto Zambelli, mostra collettiva presso Centro di cultura e arte contemporanea Torre Strozzi – Perugia.

2010  1° Premio, Premio di pittura San Galgano,  2° Edizione – sezione giovani pittori contemporanei, mostra collettiva presso Biblioteca comunale di Chiusdino (SI).


Dopo il diploma in pittura, conseguito all’Istituto d’Arte di Siena, la formazione presso la Scuola Internazionale d’Illustrazione di Sarmede ha consentito ad Ilaria Finetti di maturare una profonda familiarità con il tema onirico/fantastico, indirizzandola verso quei “luoghi dell’immaginario” nei quali ancora oggi si colloca la sua ricerca artistica. Dal genere illustrativo deriva la capacità di procedere in maniera coerente da un’opera all’altra, come capitoli di un solo racconto che si sviluppa, immagine dopo immagine, avendo come filo conduttore il linguaggio del colore, con le sue densità, velature e trasparenze. Un processo creativo sempre sospeso tra controllo e casualità, grazie anche all’adozione di una tecnica, quella dell’acquerello, che si presta all’effetto imprevisto, alla magia di una forma generata dall’interazione tra acqua e colore e dall’azione di queste sulla carta. Traggo continua ispirazione dall’acqua – afferma l’artista – della quale mi servo per trasferire sul foglio pensieri ed emozioni. Oltre che tramite espressivo, l’acquerello compartecipa, quindi, al significato dell’opera, richiamando un’idea dell’acqua come microcosmo in cui l’artista idealmente s’immerge per risalire all’origine della vita. In questo “paese delle meraviglie”, Ilaria incontra creature dalle sembianze primordiali, avvolte o collegate tra loro da filamenti fluttuanti e distribuite in modo da formare strutture complesse, scorci naturalistici, orizzonti immaginari. Dipinte con un tratto che unisce la fantasia creativa dell’illustrazione all’accuratezza scientifica, queste forme rivelano un forte interesse per il mondo microbiotico, inteso quale metafora di un mondo invisibile all’occhio umano. Se in ambito scientifico è il microscopio a svelare questa realtà nascosta, nell’opera di Ilaria Finetti la chimica degli elementi – colore ed acqua – si unisce alla fantasia per raccontare questa vita segreta e silenziosa che scorre sotto la superficie delle cose e che qui conquista un formato macroscopico. Una dimensione sconosciuta ed affascinante che l’artista esplora alla ricerca di una bellezza primaria ed incorrotta.

Daniela Pronestì

 

 

Le trasparenze degli acquerelli di Ilaria Finetti si muovono nello spazio della carta in un continuo evolvere, fluttuando tra sogno e astrazione. Il colore è protagonista assoluto. Non è infatti casuale la scelta di una tecnica, l’acquerello, in cui il pigmento è puro, privo di scoria. La pennellata non è materia, è segno, la campitura non è schermo ma filtro. La pittura è volontaria trasgressione dei limiti plastici in cui i colori velano la luce e si declinano in toni secondo un’ armonia musicale. Morfemi e parvenze si dispiegano sul quadro concatenandosi e sovrapponendosi lasciando parlare lo spazio attorno, volteggiano liberamente, privi di gravità e consistenza fisica. L’arte di Ilaria è volutamente priva di concettualismi, sgorga direttamente dall’anima, per sollecitare l’emozione di chi osserva. Il dipinto è un mondo nato dalla volontà dell’artista in relazione al quadro, determinato e creato anche grazie al caso, al gioco misterioso delle forze a lei estranee come l’imprevidibilità della compenetrazione delle pennellate acquose. Trascende l’astratto per creare un universo di meta-astrazione, dove ogni riferimento formale perde la sua volontà iconica per darsi purovisibilisticamente come insieme di emozioni. Vivere le forme pittoriche in modo puro, immergendosi in profondità inesplorate con gioioso slancio, rende la pittura di Ilaria vivacemente cristallina. Negli acquerelli è come se potessimo vedere attraverso la limpidezza degli occhi dell’artista dei brani di emozioni, ricordi e immagini. I vuoti sono il respiro dell’anima, la carta lasciata bianca ci dà la vertigine dello spazio in cui si trovano sospese larve colorate. I dipindi di Ilaria creano con il fruitore delle corrispondenze spirituali. Al colore viene affidato il compito di esercitare questa influenza comunicando al di fuori dell’intelletto.

Rita Petti

 

Ilaria Finetti è un’artista determinata nella sua semplicità: con l’acquerello su carta lascia che la mano si muova ispirata dalla quotidianità, dal suo lavoro, dalla magia della creazione umana. E’ una tecnica leggera e delicata quella dell’acquerello, è innegabile, la complessità sta nella sua applicazione e nell’utilizzo sapiente, ma la Finetti riesce pienamente a dare carattere e determinazione attraverso i toni, scuri ma non troppo, definiti e precisi. Si assiste alla precisione del tratto e alla concettualità di ogni disegno, dagli embrioni che custodiscono la nascita alle piante che si palesano con grazia. E così pare di essere in un mondo favoloso tra i gesti della Finetti, in cui librarsi naturalmente guidati dalle linee ricurve di uno spirito semplice che sa fare la differenza nel panorama artistico di oggi.

Anna Soricaro

 

Le opere sono pervase da un’apparente atmosfera surreale, quest’ultima legata però a qualcosa di molto più concreto: la vita, le forme organiche, le forme naturali, il microcosmo ed ogni elemento in relazione alla biologia; in modo particolare si deduce il legame con il processo di creazione e nello specifico quello connesso alla fecondità.  Ogni elemento che viene proiettato all’interno dello spazio bianco non è solo dipinto, ma è “comunicato” e sentito; si delimita così un vero e proprio disegno di vita. 
Solo l’acquerello per Ilaria può esprimere con la sua trasparenza, leggerezza e liquidità, la vita all’interno di un luogo: che essa sia umana, animale o legata all’origine di qualcosa molto più grande di noi.
Mentre dipinge entra in uno stato di pace e liberazione, crea delle possibili storie parallele. 
L’artista sovrappone tantissimi strati e colori, come storie che si intersecano senza mai intralciarsi, creature che costruiscono tra loro qualcosa di importante. Tutto quello che è rappresentato è frutto di un’idea concreta che poi si sviluppa in modo molto onirico. Non esiste nulla di falso o finto, c’è solo un immaginario complesso; la sua fantasia è solo il risultato di un’elaborata preparazione.
Nelle sue opere, le forme sono sempre morbide e navigano in acque molto spesso colorate. Se in un primo periodo artistico sperimentava principalmente colori più freddi e legati spesso all’acqua, adesso a rendere più trasparente il suo pensiero, sono invece colori più caldi, che la portano ad avvicinarsi ad una visione meno astratta e più passionale.
Nell’opera “Liberare le forme-settembre” del 2018, i colori caldi sovrastano quelli freddi, le figure diventano più confuse, non esiste più il concetto di “forma” ma esiste adesso il concetto di “strati”, che essi siano strati di colori, che essi siano strati di forte immaginazione.
 Tutti i suoi lavori hanno una duplice valenza: libertà e protezione, ed è proprio quest’ultima che rende i suoi soggetti “liberi” ; questa protezione non è mai vista come forma di oppressione.
Un’opera che colpisce in particolar modo è: “Giocare nei giardini segreti dei sei fiori morti” del 2018, dove si trova una certa similitudine con il trittico di Hieronymus Bosch “Il giardino delle delizie”.
 Qui l’artista vuole raccontare delle storie accadute all’interno di un giardino, la tematica è legata alla creazione e di conseguenza anche alla morte.
E come nel giardino delle delizie: “Per dar luce alla Terra, si deve immaginare un colpo di scena, quando da una rappresentazione quasi spoglia e priva di vita, all’improvviso brulicano un infinità di creature, pronte a dar vita ad altre storie.”
In questo giardino, come in altre sue opere, la forma sferica (o cerchio) compare molto spesso, ed è proprio il concetto di “origine” che è incessante.
Il cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’unione, ciò che non ha rottura e cesura; non ha un inizio e non ha una fine, due estremità si uniscono per annullarsi l’una nell’altra. E tutto questa circolarità pervade i lavori di Ilaria. Il cerchio ha un duplice simbolismo, sia magico che celeste, questa figura come cielo rappresenta la dimensione spirituale.
Tutto il lavoro di Ilaria è legato alla sostanza primordiale, impalpabile e trasparente, uniforme e distinta; tutto è armonico e non esistono lati, né alto e né basso.
 Esiste un’unica storia che unisce tantissimi racconti  onirici.

Benedetta Spagnuolo